Ecco tutte le differenze tra i virus

27 aprile 2020

VIRUS E MEDICINA Il professor Tramonte: «Quali sono e come agiscono sull’uomo»

STEZZANO – In piena emergenza CoronaVirus, lasciamo la parola al professor Silvano Tramonte, medico chirurgo e implantologo di fama mondiale, anima dei Centri Tramonte di Milano e Stezzano, che ha deciso di aiutarci a fotografare la situazione, dalla sua origine ad oggi, di aiutarci a capire meglio, dal punto di vista medico-scientifico, cosa sta accadendo, quali sono gli scenari attuali e quali quelli futuri. In questa puntata si occupa deivirus, quali sono e come si comportano. I VIRUS Dopo tutto quello che abbiamo cercato di chiarire, facendo un poco d’ordine nella mole veramente ragguardevole di notizie e dati spesso contrastanti e contradditori che hanno generato una gran confusione (e forse sarebbe il caso di considerare come certe discussioni tra esperti dovrebbero restare circoscritte agli ambienti scientifici proprio per evitare le psicosi cui abbiamo tristemente assistito), mi sembra utile fare anche il punto, seppur in modo semplice e molto didascalico, su questa categoria di patogeni con cui ogni anno dobbiamo fare i conti e che, qualche volta, ci porta dei conti davvero pesanti: i virus. Ho già detto, in articolo precedente, cosa più o meno sono i virus ma oggi vorrei illustrare un poco la situazione in funzione della loro tassonomia, parolone difficile per dire classificazione biologica. Mi limiterò, ovviamente, a parlare di quei virus legati al fenomeno epidemia/pandemia influenzale ma vorrei dare a tutti la possibilità di buttare uno sguardo sul mondo dei virus e di capirci qualcosa. Nel 1971 il biologo statunitense David Baltimore, premio Nobel per la medicina nel 1975, codificò la classificazione dei virus (classificazione Baltimore) utilizzando come elemento caratterizzante la natura del materiale genetico virale. La classificazione Ora, se guardiamo il box della classificazione

troviamo che nella classe IV sono nominati i Coronaviridae e nella classe V gli Orthomyxoviridae. Ai nostri fini, ci basta sapere che il coronavirus è il genere del virus SARS-COV-2, responsabile dell’evento pandemico COVID-19, ed appartiene alla famiglia dei Coronaviridae, IV classe; mentr’invece i virus influenzali classici appartengono al genere Orthomyxovirus, famiglia Orthomyxoviridae, V classe. I coronavirus sono virus a RNA a singolo filamento positivo, mentre gli Ortbhomyxovirus sono virus a RNA a singolo filamento negativo. Questa storia del negativo e del positivo è piuttosto complicata e riguarda la modalità di decodifica dell’informazione genetica contenuta nell’acido nucleico virale, che in questo caso è RNA, ma a noi poco interessa. Quello che ci interessa è che sono due virus diversi, appartengono a famiglie diverse e danno patologie generalmente diverse per gravità, ciò che ha fatto sì che i Coronavirus fossero definiti parainfluenzali e gli Orthomyxovirus influenzali. Parainfluenzali sta per una gravità minore. Spagnola e Covid19 A questo punto possiamo capire anche la differenza biologica tra due eventi pandemici che sono stati accomunati spesso in questi due mesi: la Spagnola e il Covid19. Ne abbiamo già parlato in un precedente capitolo ma ora possiamo anche capire che sono due patologie differenti anche perché sostenute da due virus differenti appartenenti a famiglie virali differenti: la Spagnola infatti fu causata da un Orthomyxovirus mentre la COVID19 da un Coronavirus. E parliamo un poco di questi due virus. Nel box trovate una tabella da me semplificata elaborata dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità) in cui si vede l’albero genealogico, se così si può dire, del virus che causò la spagnola, AH1N1, e da cui discesero tutti gli altri fino ad H9N9. H ed N indicano due proteine di superficie, Hemoagglutinina e Neuraminidasi, le cui variazioni per mutazione costituiscono i sottotipi antigenici. Le icone in parte alle lettere numerate identificano la specie ospite del virus (che può essere contagiata). La lettera A davanti ad H1N1 indica il tipo. I tipi sono 4: A e B, responsabili della sintomatologia influenzale classica; C, di scarsa rilevanza clinica (generalmente asintomatico); D, la cui possibilità di infettare è tuttora incerta. Ciò che rende l’influenza un problema sanitario globale anche senza particolari espressioni pandemiche come quella che stiamo vivendo, è la instabilità del virus e la sua marcata tendenza a subire mutazioni che lo rendono “sconosciuto” al sistema immunitario e dunque in grado di non suscitare una risposta immunitaria specifica per mancanza di anticorpi. Il soggetto aggredito dovrà dunque sviluppare la malattia, in forma più o meno grave o sintomatica, che è l’espressione della guerra tra i virus e le difese dell’organismo aggredito. Queste mutazioni possono avvenire secondo due meccanismi: deriva antigenica e spostamento antigenico. La DERIVA è una mutazione che comporta una modifica di una proteina di superficie in un virus già circolante nell’uomo e da comunemente luogo all’influenza stagionale. Lo SPOSTAMENTO è una mutazione che comporta una modifica di una proteina di superficie in un virus non ancora circolante nell’uomo ma in una specie diversa (uccelli, maiali, ecc) e lo rende trasmissibile all’uomo, e poiché il sistema immunitario umano non ha mai incontrato queste proteine di superficie in particolari circostanze e tipo di mutazione possono provocare un’infezione improvvisa e molto diffusiva nella popolazione mondiale che si configura come una pandemia. Ciò che fa sì che un virus possa infettare e ammalare una specie è la compatibilità delle sue proteine di superficie coi recettori cellulari dell’ospite. Le proteine di superficie fanno la funzione della chiave e il recettore di superficie della cellula è una serratura. Se la chiave corrisponde alla serratura la porta si apre e il virus entra; e infetta. I patogeni più virulenti A questo punto possiamo capire meglio cosa è successo. Gli Orthomyxovirus di tipo A sono i più virulenti patogeni umani tra i 4 tipi visti sopra e provocano le patologie più gravi. Le trovate qui:

Virus dell’influenza A sottotipo H1N1che causò la “spagnola” 1918-1920 Virus dell’influenza A sottotipo H2N2 che causò l'”asiatica” 1957-1958 Virus dell’influenza A sottotipo H3N2 che causò l'”influenza di Hong Kong” 1968-1969 Virus dell’influenza A sottotipo H1N1 che causò l’Influenza Russa 1977-1978 Virus dell’influenza A sottotipo H1N1 che causò la Pandemia influenzale del 2009-2010 I CoronaVirus I Coronavirus invece sono responsabili di diverse patologie neimammiferi e negli uccelli, soprattutto maiali e pipistrelli. Il pipistrello è il più grande serbatoio naturale di Coronavirus. Nell’uomo, alcuni di essi provocano infezioni delle vie respiratorie, spesso di lieve entità come il raffreddore comune, ma in rari casi potenzialmente letali come polmoniti e bronchiti per superinfezione batterica. I coronavirus si sono resi responsabili di gravi epidemie: SARSdel novembre 2002 MERSdel 2012 COVID-19del 2019-2020. Questa è la summa, molto generica e superficiale ma credo perfettamente idonea allo spirito di questa rubrica, di tutto ciò che realmente si sa sui virus che da cent’anni a questa parte vengono a sconvolgerci la vita. Con questo credo anche di avere messo un punto fermo sulle varie leggende metropolitane circa il ricorrere di date, combinazioni e coincidenze. La virologia è una scienza che ha avuto un grande impulso proprio da questi eventi passati ed è proprio grazie a queste approfondite conoscenze che non avremmo dovuto farci cogliere così impreparati, poiché se è vero che il virus è nuovo, e dunque sconosciuto, è anche vero che i protocolli sanitari da attuare in caso di pandemia ci sono e c’erano e che chi sapeva lo ha detto ma non è stato ascoltato. Tra questi mi piace citare Ernesto Burgio, la consultazione delle cui opere mi ha aiutato nella stesura di un capitolo in cui parlo di epigenetica nel manuale “Benessere e Sostenibilità nel recupero edilizio” scritto in collaborazione con l’arch. Donatella Wallnofer, che si è occupata di tutta la parte tecnica, mentre io della parte squisitamente medica; ma, ancor più importante per il ruolo avuto, è Andrea Crisanti uno dei rari cervelli di ritorno: professore di parassitologia molecolare all’Imperial College di Londra, è rientrato in Italia come direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università (e azienda ospedaliera) di Padova, portando competenze preziose. Crisanti è l’esperto che ha guidato il Veneto fuori dall’emergenza epidemica risparmiando al Veneto la catastrofe lombarda, indicato da Ernesto Burgio come uno dei pochi se non l’unico vero esperto italiano. Prof. Silvano U. Tramonte

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