Il rigetto degli impianti dentali

Chiariamo subito un punto: il rigetto degli impianti dentali non esiste.

Per lo meno non esiste in termini medici. La parola rigetto ha il significato di rifiuto, non accettazione. In medicina questo significato diventa assai specifico e si riferisce ad una precisa reazione immunologica nei confronti di un tessuto vivente (trapianto d’organo) riconosciuto come nemico.

Gli impianti dentali sono in massima parte prodotti in Ti. Il Ti è un metallo molto biocompatibile che, introdotto nell’osso, scatena una reazione d’inclusione estremamente efficace dal punto di vista della capacità meccanica del congiunto osso-titanio.

Questo fenomeno è stato realizzato in implantologia per la prima volta al mondo dal Dott. Stefano M. Tramonte, padre del Dott. Silvano U. Tramonte, che nel 1965, a Madrid, presentò la sua scoperta al mondo accademico illustrando due anni di risultati clinici con impianti in titanio alle giornate della SEI, la Società Spagnola d’Implantologia. Col titanio l’implantologia decollò raggiungendo percentuali di successo superiori al 95% fin dai primi anni ‘60. Questo però non significa che non si possa perdere un impianto, significa solo che non esiste una reazione avversa dell’organismo contro gli impianti. Non esiste mai. Un impianto può non andare a buon fine o può essere perso in qualunque momento della sua vita per svariati motivi ma mai per una reazione di rigetto.

Allora perché si possono perdere gli impianti?
I motivi sono molti e cominciamo a dividerli a seconda di chi sia la responsabilità, del medico o del paziente.

Per quanto riguarda la responsabilità del medico se ha fatto errori durante la chirurgia l’insuccesso sarà precoce, giorni, se invece l’errore è nella protesi allora la perdita sarà più tardiva, da qualche settimana/mese in impianti a carico immediato a qualche mese/anno in impianti a carico differito.

Molto più interessante è considerare la responsabilità del paziente poiché è quella che porta al maggior numero d’insuccessi e perché è totalmente fuori dal controllo del medico. Un medico può correggere i propri errori ma sarà molto difficile che possa correggere gli errori del paziente poiché, di solito, non ne viene a conoscenza o ne viene parzialmente a conoscenza. Importantissime a questo riguardo le Istruzioni d’uso, manutenzione e masticazione che il medico rilascia, dovrebbe sempre farlo, al paziente, soprattutto in caso di carico immediato.

Per quanto riguarda l’uso il paziente dovrebbe accettare di utilizzare i denti esclusivamente per il loro specifico uso, la masticazione, e non come strumenti per i più svariati impieghi. Purtroppo si può essere indotti a ciò dalla sensazione di potenza che trasmettono gli impianti, essendo totalmente privi di sensibilità e quindi di quel perfetto sistema di sensori di sicurezza che modulano la forza del massetere, un muscolo davvero poderoso.

Ma non sono gli impianti il problema, in realtà, quanto l’osso, che potrebbe cedere e andare incontro a fenomeni di stress meccanico e successiva distruzione.  Per quanto riguarda la manutenzione è fondamentale che il paziente si adegui alle istruzioni del medico, che potranno differire alquanto tra le diverse soluzioni implantoprotesiche. Ciò che sicuramente dovrà essere messo in atto quotidianamente sarà una buona igiene orale e il rispetto delle cadenze dell’igiene professionale previste dal curante.

Il pericolo della mancanza di igiene è l’infiammazione mucosa, che può evolvere in vera e propria gengivite che spalanca le porte alla perimplantite, grave fenomeno di distruzione e retrazione ossea intorno agli impianti, soprattutto a connessione protesica. Una volta partita la perimplantite è difficile fermarla dunque molto più saggio è cercare di prevenire il fenomeno con una buona profilassi. Infine la masticazione.

Sempre in relazione al fatto che manca completamente il sistema sensoriale perimplantare e dunque un sistema atto a modulare la forza dei muscoli masticatori in funzione della protezione dell’osso da sovraccarichi occlusali, bisognerà che il paziente si abitui lui stesso a fare attenzione alla forza che esercita durante la masticazione., soprattutto in considerazione del fatto che, se è arrivato ad avere una protesi su molti impianti, e magari una riabilitazione completa su impianti, probabilmente avrà una certa età, l’osso non avrà la stessa qualità e nemmeno la medesima quantità dimensionale di prima ma i muscoli avranno ancora la stessa forza, dunque bisogna frenarli.

Il modo migliore per farlo è evitare di introdurre in bocca determinati cibi: croste di formaggio stagionato, torrone, ghiaccio, cioccolato fondente in pezzi grossi, salame stagionato in fette spesse ecc. ecc. Ugualmente sarà bene evitare cibi che costringano a masticare per lungo tempo, come tutti gli alimenti fibrosi o gommosi. L’azione congiunta dei muscoli può sviluppare, ed applicare alle strutture funzionali (osso, impianti, protesi, articolazione) carichi veramente impressionanti fino a 200/250 kg/cm2 nei settori laterali posteriore di un uomo adulto, dunque si capisce bene come l’organo stomatognatico nel suo insieme, giunto ad una certa età e ad una certa condizione di salute, non è più in grado di reggere certi carichi che, data l’assenza dei denti e del loro apparato sensoriale, non possono più essere inibiti e smorzati.

Il sovraccarico dell’osso perimplantare può determinarsi anche per l’instaurarsi di una parafunzione (digrignamento o serramento) dovute soprattutto ad ansia o stress: i problemi e le preoccupazioni sono nemiche degli impianti. Infine, gli impianti si possono rompere o danneggiare irreparabilmente costringendo il paziente a sottomettersi a interventi chirurgici di rimozione implantare che, in caso di impianti perfettamente osteointegrati, sono piuttosto invasivi.

In conclusione, il paziente portatore d’impianti dovrà ricordarsi che i sintomi a carico degli impianti non sono così precoci come quelli a carico dei denti e dunque non dovrà aspettare di sentire qualche disturbo per farsi controllare ma dovrà sottomettersi a visite di controllo a 6/12 mesi secondo giudizio del curante, se vorrà mantenere i suoi impianti, e la relativa protesi, nelle migliori condizioni.

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