Implantologia dentale e patologie sistemiche: è sempre possibile?
Ci sono alcune malattie sistemiche, oltre alla mancanza o carenza ossea, che rappresentano una controindicazione relativa o assoluta agli interventi di implantologia, e che possono escludere i pazienti dal trattamento implantologico.
Quindi quando si può fare l’ implantologia per pazienti con patologie? In realtà, in molti di questi casi si può comunque intervenire ed è quello che facciamo di norma nel Centro Implantologico Tramonte.
L’implantologia dentale è quindi una soluzione che può essere adatta anche a pazienti che presentano alcune patologie. Si tratta quasi sempre di identificare la tecnica adatta al singolo caso e il corretto progetto terapeutico.
implantologia per pazienti con patologie: Patologie trattabili
Oltre a poter trattare pazienti per mancanza o carenza d’osso, possono essere seguiti anche pazienti affetti da diabete, osteoporosi, malattie cardiovascolari, lupus, pazienti sottoposti a chemioterapia e/o radioterapia.
Invitiamo i pazienti affetti da queste o altre patologie a contattarci per consigli e possibilità di intervento del loro specifico caso.
Quando il medico viene prima dell’odontoiatra?
La mancanza di denti e la necessità di dover eseguire degli interventi di implantologia è, a volte, una necessità difficilmente percorribile per alcuni pazienti affetti da più o meno gravi patologie sistemiche.
Non avendo la terapia implantologica, in questi pazienti, certezza di risultato, frequentemente viene negata proprio a chi, oltre a dover affrontare e accettare le limitazioni date dalla sua malattia, deve anche subire il profondo disagio di una soluzione protesica inadeguata ed incompatibile con la qualità di vita desiderata, perché, magari, l’odontoiatra cui si è rivolto non utilizza le tecniche idonee al suo caso e dunque impone al proprio paziente una decisione non condivisa e non adeguata.
Il dottor Tramonte, da sempre, sostiene che prima di ogni altra cosa fa il medico e che un medico deve sempre prendersi cura di un paziente, come potrà e coi limiti imposti dalla medicina, ma scegliendo per lui la terapia migliore, che sia o no tra quelle da lui stesso praticate.
Una protesi fissa anche nei casi complessi
Se ad un malato inguaribile, non si negano le cure per garantirgli la massima sopravvivenza possibile, perché mai dovremmo negare le cure che gli permettessero di ottenere una riabilitazione protesica fissa con il minimo impegno fisico e sfruttando al meglio la condizione ossea del momento per garantirgli il comfort di una protesi fissa e un carico immediato, magari?
Questo anche al paziente che non accetta la condizione in cui versa, costretto ad una protesi mobile (dentiera), con tutti i disagi del caso, e soprattutto a quei pazienti che a causa della propria patologia debbono subire frequenti controlli ospedalieri e si devono costantemente “spogliare ” dei denti e rimanere a disagio e “nudi” per poter eseguire gli esami che la malattia impone.
A questi pazienti, opportunamente informati ed edotti che la terapia implantologica nel loro caso potrebbe non avere le percentuali di successo standard, possiamo però spesso offrire soluzioni implanto-protesiche personalizzate e garantire una migliore e più confortevole qualità della vita, delle relazioni interpersonali e della soddisfazione del proprio senso del decoro personale alleviando la pena di una situazione già per altre patologie piuttosto compromessa.
Ridurre la chirurgia significa aumentare la sicurezza
Quando si parla di patologie sistemiche, è naturale pensare che interventi chirurgici particolarmente invasivi possano rappresentare un rischio maggiore per l’organismo. In molte situazioni il problema non è tanto la possibilità di intervenire, quanto il tipo di chirurgia utilizzata.
Ridurre la chirurgia ai minimi termini può significare permettere anche a pazienti con condizioni di salute complesse di sottoporsi comunque a trattamenti odontoiatrici e implantologici, migliorando funzione, alimentazione e qualità della vita.
Le tecniche implantologiche meno invasive, che limitano al minimo l’intervento sui tessuti molli e la durata della seduta chirurgica, consentono infatti di trattare in sicurezza molti pazienti che altrimenti verrebbero considerati difficili o non trattabili.
Un esempio molto frequente riguarda le patologie cardiovascolari. In Italia queste patologie rappresentano circa il 44% di tutti i decessi e sono quindi estremamente diffuse, soprattutto nella popolazione più anziana. Proprio questi pazienti sono spesso quelli che necessitano di riabilitazioni implantologiche per la perdita di denti.
Molti pazienti cardiopatici assumono inoltre farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, che possono aumentare la durata e l’intensità dei sanguinamenti durante un intervento chirurgico. Per questo motivo, quando possibile, è preferibile utilizzare tecniche implantologiche poco traumatiche e minimamente invasive.
Le tecniche dell’implantologia di scuola italiana sono particolarmente indicate in questi casi perché consentono interventi molto conservativi, spesso eseguibili senza incisioni gengivali e con tempi chirurgici ridotti.
Ridurre al minimo la chirurgia è importante soprattutto per due motivi:
- ridurre lo stress e l’ansia che accompagnano molti interventi chirurgici;
- limitare il trauma sui tessuti, evitando spesso di dover modificare terapie farmacologiche importanti come quelle anticoagulanti.
Naturalmente ogni caso deve essere valutato con attenzione. Una anamnesi accurata e, quando necessario, il confronto con lo specialista di riferimento – ad esempio il cardiologo – permettono di pianificare il trattamento implantologico nelle condizioni di massima sicurezza per il paziente.
Un esempio concreto: Il sorriso oltre la malattia
Il dott. Tramonte ricorda spesso un caso che, più di molti numeri, spiega il senso profondo del suo lavoro.
Un paziente, gravemente malato, che per anni ha continuato a entrare e uscire dagli ospedali. Nonostante la malattia, e con tutte le accortezze cliniche e i controlli necessari, ha potuto portare i suoi impianti per otto anni, tutto il tempo che la vita gli ha concesso.
Dopo la sua scomparsa, fu la moglie stessa a scriverci. Nel comunicarci la notizia, sentì il bisogno di rincuorarci: fino all’ultimo, suo marito era stato sollevato e sereno per una cosa semplice ma decisiva — non aver mai più dovuto togliere una dentiera, non essersi mai sentito a disagio, non aver aggiunto umiliazione e imbarazzo a una sofferenza già enorme.
È un fatto realmente accaduto. Ed è uno dei motivi per cui, per noi, l’implantologia non è una tecnica: è dignità restituita, anche quando tutto il resto viene meno.
Ecco perché, spesso, trattiamo, se lo desiderano, anche pazienti affetti da patologie limitanti o che presentano controindicazioni per l’implantologia, anche perché ci sono impianti e tecniche speciali per sfruttare al massimo la condizione esistente senza utilizzare chirurgia ricostruttiva e con interventi decisamente poco invasivi; con la idonea collaborazione medico paziente si ottengono spesso ottimi risultati anche in questi casi.
link intervista La7
Perché affidarsi al Centro Implantologico Tramonte
Affidarsi al Centro Implantologico Tramonte significa scegliere un approccio medico fondato sull’ascolto, sull’esperienza e su tecniche personalizzate per ogni paziente, anche nei casi più complessi. Lavoriamo con impianti progettati per rispettare la condizione ossea esistente e ridurre al minimo la necessità di chirurgia. La nostra lunga esperienza con pazienti affetti da patologie sistemiche ci permette di valutare ogni caso con competenza, costruendo un percorso terapeutico sicuro, mirato e realistico. Per noi, ogni paziente ha diritto a una soluzione dignitosa, efficace e rispettosa della sua salute generale.
Contattaci per una valutazione
Se ti è stato detto che l’implantologia non è possibile nel tuo caso, ti invitiamo a contattarci per una seconda opinione. Spesso, con le giuste competenze e tecnologie, è possibile intervenire in sicurezza anche in presenza di patologie complesse. Valuteremo insieme la tua condizione, ascolteremo le tue esigenze e ti proporremo, fin dove possibile, un progetto terapeutico adatto, che possa restituirti funzionalità, estetica e qualità della vita, nel pieno rispetto del tuo stato di salute generale.
Domande frequenti
Chi ha osteoporosi può fare impianti dentali?
Sì, nella maggior parte dei casi l’osteoporosi non rappresenta una controindicazione assoluta all’implantologia.
L’osso può essere più fragile, ma con tecniche moderne, impianti adeguati e protocolli mini-invasivi è possibile ottenere stabilità primaria sufficiente per il carico immediato o differito, a seconda del caso. Particolarmente indicata la tecnica di elettrosaldatura, in quanto è in grado di dividere meglio le forze di masticazione lungo tutta la struttura saldata.
È essenziale una valutazione clinica accurata, soprattutto nei pazienti in terapia farmacologica (bifosfonati, denosumab), per definire il percorso più indicato.
Rischi bifosfonati in implantologia
I bifosfonati possono ridurre il turnover osseo e, in alcuni casi, aumentare il rischio di osteonecrosi dei mascellari dopo interventi chirurgici, compresa l’implantologia.
Il rischio varia in base al tipo di farmaco (orale o endovenoso), alla durata della terapia e allo stato di salute generale del paziente.
Una valutazione congiunta tra implantologo e medico curante è fondamentale per stabilire se l’intervento è indicato, quali precauzioni adottare e se sia necessario sospendere temporaneamente la terapia (quando clinicamente possibile).
Nella maggior parte dei trattamenti orali a basso dosaggio, con protocolli mini-invasivi, il rischio rimane basso e gestibile.
Chi non può fare implantologia?
Le vere controindicazioni assolute sono poche.
L’implantologia può essere non indicata in caso di:
– gravi patologie non compensate (cardiache, respiratorie, epatiche),
– immunodepressione severa,
– terapia oncologica in corso con farmaci ad alto rischio osteonecrosi,
– infezioni attive non trattate,
– impossibilità di mantenere un’adeguata igiene orale.
Molte altre condizioni considerate un tempo “problematiche” sono oggi gestibili grazie a tecniche mini-invasive e a protocolli personalizzati. Spetta sempre al clinico stabilire il livello di rischio e la strategia più sicura.
Chi ha il diabete può fare impianti dentali?
Sì. Un paziente diabetico può fare implantologia, soprattutto se la glicemia è ben controllata.
Il diabete non è una controindicazione, ma può rallentare la guarigione dei tessuti e aumentare il rischio di infezione se mal gestito.
Con un buon controllo metabolico (HbA1c nei range consigliati), tecniche mini-invasive e un attento follow-up, le percentuali di successo sono sovrapponibili a quelle dei non diabetici.
La valutazione pre-operatoria e la collaborazione con il medico curante sono fondamentali per pianificare un percorso sicuro.