“Invochiamo la libertà di sopravvivere”

8 giugno 2020

Il professor Silvano U. Tramonte, medico chirurgo e implantologi di fama mondiale, ci spiega perché il Covid è come l’Araba Fenice

“Questo virus sta diventando come l’Araba Fenice, che ci sia ciascuno lo dice, dove sia nessun lo sa! Si ricordano tutti le previsioni funeste di una certa parte di esperti circa le temute conseguenze della riapertura. E se non ricordo male l’8 giugno doveva essere il giorno in cui avremmo contato 150.000 ricoveri in terapia intensiva. Sono poco più di 280. Questo, quindi, conferma quello che fino a ieri era una supposizione logica ma che assume sempre di più le caratteristiche di una certezza mano a mano che passano i giorni e i numeri calano costantemente e regolarmente, e cioè che il SARS-COV-2 è un corona virus e i coronavirus sono virus stagionali e dunque sensibili ai cambi climatici primi tra tutti la temperatura. Cosi ci ritroviamo ad essere, finalmente, in completo assetto di guerra contro un nemico che è già in rotta e si sta ritirando su tutto il fronte. Dico finalmente perché c’è voluto del tempo per organizzarsi, armarsi di tutto punto e uscire dalle trincee. Molti hanno fatto investimenti ragguardevoli per dotarsi di tutti i mezzi di protezione adeguati, per è e per i propri dipendenti, fiumi di disinfettante da offrire ai clienti, separé di plexiglass, macchinari per il trattamento dell’aria ecc. ecc. e ora si ritrovano i conti da pagare, una perdita di fatturato irrecuperabile e tante inutili promesse dio interventi a sostegno. E stiamo parlando di coloro che, tutti insieme, costituiscono la spina dorsale dell’economia nazionale. Qui non si tratta più di tornare ad essere liberi, si tratta di sopravvivere economicamente. Invochiamo la libertà di sopravvivere. Di riaprire le attività, mandare i figli a scuola, di lavorare. E di avere clienti che non hanno paura di venire. Invochiamo la libertà di non avere paura dei fantasmi. Se ora qualcuno pensa con timore che potrei sbagliarmi, vi prego di considerare quello che sta accadendo: la piena del fiume si sta ritirando, e lo vediamo tutti. Abbiamo temuto contagi dell’80% della popolazione e forse siamo al 25%. Abbiamo temuto una potenza di contagio impressionante ma il virus poteva metterla in campo solo grazie ad una poderosa carica virale, cioè ad un grandissimo numero di virus attivi. Abbiamo temuto i portatori asintomatici come e peggio della peste, ma non abbiamo fatto nulla per difendercene, e alla fine risulterebbe che gli asintomatici non portano sufficiente carica virale. Abbiamo temuto che il virus venisse veicolato dai bambini, soprattutto, ma alla fine la ricerca ha di mostrato che è un’evenienza possibile ma assai improbabile. Abbiamo temuto troppo troppe cose. E non abbiamo creduto nelle nostre conoscenze. Vi ricordate quando scrivevo che il virus si sarebbe ingentilito? Ebbene, è quello che sta accadendo. D’altro canto un virus cattivo ha due sole strade davanti a sé: o estinguersi o diventare buono. I virus, per vivere e replicarsi, hanno bisogno dell’ospite; più l’ospite sta bene meglio sta il virus. C’è una sorta di adattamento reciproco tra virus e ospite i cui tempi sono tanto più rapidi quanto più frequenti sono le mutazioni: più un virus si adatta più diminuisce la sua letalità. Ed è logico, nessuno ha interesse ad uccidere chi gli è tanto utile! Ma in tempi di sopravvivenza vale la regola “ognun per sé e Dio per tutti”, quindi, chi ha interesse nel mantenere in atto la situazione di allarme, non mollerà il pallino tanto facilmente; e sono in tanti ad avere questo interesse. Tutti quelli che ci guadagnano qualcosa, tutti quelli che hanno costruito la propria notorietà sul catastrofismo, tutti i predittori di disgrazie, e tutti quelli che, avendo gravi responsabilità, devono dimostrarci di non avere avuto torto”.

Prof. Silvano U. Tramonte

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