La persona al centro della cura

Noi lo crediamo completamente, da sempre, ogni giorno: la persona è al centro della cura.

Certo, questa “formula” ormai si trova ovunque: articoli, conferenze, dichiarazioni politiche e slogan pubblicitari. Ma, per quanto rischi di trasformarsi in un trend o in un fenomeno inflazionato, si tratta di un concetto molto importante. E un concetto non perde il suo valore perché lo applichiamo a troppi contesti, lo perde solo se non è applicato realmente.

La persona al centro della cura è appunto un concetto. Che sostituisce la parola “paziente”, più tradizionalmente usata per definire la correlazione con cura, con la parola “persona”, più appropriata a rappresentare il concetto di essere considerati nella propria interezza, olisticamente. Considerando che il tutto è assai di più che la somma delle singole parti.

Persona è il tutto, paziente è la parte malata della persona.

Se controlliamo nel vocabolario Treccani, troviamo questa definizione: “Paziente: persona affetta da una malattia, e più genericamente chi è affidato alle cure di un medico o di un chirurgo”.
Dunque, per lo meno da un punto di vista lessicale, paziente è riduttivo. Non lo è, o non dovrebbe esserlo per un medico, che nel suo “paziente” vede, o dovrebbe vedere, tutto.

Un paziente è una persona, che un medico deve seguire in toto e con empatia. Non solo sulla base della propria competenza medica e degli ausili tecnologici che oggi ci possono supportare, ma stabilendo una relazione tra persona e persona, comunicando col paziente completo, col suo sé, prospettando e concordando un piano di cura che possa essere condiviso.
Empatia, Etica, Conoscenza, Intuito sono alcuni degli strumenti fondamentali per entrare in relazione con la persona prima che con la sua malattia, insieme a Cautela, Misericordia, Tempo e Attenzione.

Perché un implantologo o un dentista dovrebbero considerare la persona nella sua interezza?

Il singolo evento patologico non è altro che l’evento finale di una ramificata catena di eventi la cui origine si perde nelle profondità fisiche e psichiche dell’individuo. Per quanto possa apparire che un singolo evento di pertinenza odontoiatrica sia cosa da poco, in molti casi le origini di quell’evento si trovano lontano dalla bocca. E se si vuole curare davvero il piccolo evento toccherà occuparsi delle sue lontane origini. Ecco perché nulla o quasi è specificatamente puramente odontoiatrico ed ecco perché è importante un approccio medico olistico che si occupi dell’intera persona: un’infiammazione gengivale può essere la spia di un disturbo sistemico così come una parafunzione può essere la spia di un disturbo nervoso.

Ci sono odontoiatri che non sono laureati in medicina e non hanno dunque titolo né abilitazione per entrare nel merito di taluni argomenti, ma potranno comunque, nei limiti delle proprie attribuzioni, offrire empatia e supporto. La preparazione e l’attenzione del medico sono necessarie per inquadrare il problema del paziente, affrontarlo con lui attraverso il dialogo, il counselling, la spiegazione, il supporto. A volte il paziente ha bisogno di chiarimenti su di una patologia extra-odontoiatrica, a volte addirittura ha un disturbo non ancora diagnosticato: non possiamo perdere il momento importantissimo del colloquio clinico. Il dentista è il medico che il paziente vede con maggior frequenza e dunque è quello con cui più di ogni altro può affrontare i suoi problemi di salute. Il paziente ha bisogno di organizzare l’esperienza della malattia, le nozioni ricevute, comprendere, metterle in relazione a sé e poi decidere.

Abbiamo parlato di piano di cura condiviso. Perché questo possa attuarsi, il paziente ha bisogno di essere preparato, informa­to, istruito. Ma non solo: ha bisogno soprattutto di essere capito. Senza questa comprensione non può esistere un piano tera­peutico veramente condiviso. Perché lo sia veramente dovrà essere ad hoc, personalizzato, dedicato, fatto su misura. Allora sì, avremo messo la persona al centro della cura.

Per tutto questo, noi mettiamo sempre la persona al centro della cura. È il solo modo serio e “medico” di prendersi cura dei nostri pazienti.

 

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