Il trattamento del bruxismo

Il bruxismo è l’involontario e continuo sfregamento dei denti e serramento della mascella. Questo disturbo non coinvolge solo i denti, ma interessa tutto l’apparato masticatorio e, indirettamente, altri sistemi corporei.

Si manifesta come disturbo legato all’inconsapevole digrignamento dei denti, causato dalla contrazione della muscolatura masticatoria, che si presenta in particolare durante il sonno, ma non solo. Questo fenomeno non si limita ad agire a livello dentale, ma coinvolge anche altre parti del corpo, portando spesso a un aumento della frequenza cardiaca e alla costrizione dei vasi sottocutanei.

Il bruxismo può dare vita a una serie di conseguenze come la diminuizione della capacità rigenerativa del sonno oppure problemi ai denti e alla mascella. Il trattamento del bruxismo avviene attraverso terapie mirate, come il bite, da indossare nelle ore notturne, o il botulino che ha un’efficacia più ad ampio spettro.

Bruxismo nei bambini

Relativamente frequente tra i bambini, nella maggior parte dei casi scompare in modo spontaneo con la crescita e, in particolare, quando la dentizione permanente si completa. Secondo quanto indicato da Gilles Lavigne, che è il massimo esperto mondiale dell’argomento, l’anomalia può considerarsi conclamata quando si verificano quattro episodi di digrignamento per ora di sonno.

Identificare il disturbo è semplice per via del rumore caratteristico, stridente e quasi metallico, prodotto dallo sfregamento dei denti dell’arcata superiore contro i denti dell’arcata inferiore. Il bruxismo interessa circa un bambino ogni dieci e prescinde dal genere di appartenenza. L’incidenza è maggiore prima dell’età scolare.

È ormai scientificamente dimostrata l’importanza di una corretta occlusione non solo per la salute delle strutture stomatognatiche, cioè dell’apparato orale, ma anche per la salute di organi e funzioni che possono presentare una svariata serie di disturbi in conseguenza di difetti occlusali (cefalee, disturbi dell’equilibrio, disturbi della postura, disturbi vertebrali, ecc). 

È dunque importantissimo sottoporsi a visite periodiche di controllo dell’occlusione e della funzionalità occlusale mediante visita clinica e l’utilizzo di analizzatori elettronici dell’occlusione.
Frequentemente il paziente necessita di un supporto, il bite, apparecchio semplicissimo  dalle molteplici funzioni, indispensabile in caso di disturbi occlusali, parafunzioni (bruxismo) ecc. Viene offerto dai Centri Implantologici Tramonte il servizio di realizzazione di Bite personalizzati, morbidi o rigidi, anche dietro presentazione di richieste specialistiche.

Letteralmente significa “rumor di denti”, ma in realtà bruxismo sta anche per “serramento dentale” ed è un comportamento che può manifestarsi sia di giorno, che di notte.  Il singolo episodio di bruxismo dura in media 9 secondi, è solitamente accompagnato da aumento della frequenza cardiaca e costrizione dei vasi sottocutanei e, anche se il soggetto è sveglio, non mostra, di solito, consapevolezza del fenomeno. Il bruxismo è considerato uno dei fattori principali dei disordini temporomandibolari che ha la sua origine nella muscolatura e/o nell’articolazione temporomandibolare.  Le statistiche dicono l’8 – 9 % della popolazione soffre di questo disturbo e ha uguale incidenza tra maschi e femmine.

Diversi i fattori di rischio che concorrono a generare questo tipo di comportamento:

  • Malocclusione. Anche se gli studi sul bruxismo hanno escluso la malocclusione come causa del bruxismo, una correlazione tra occlusione dentale e bruxismo è senza dubbio presente.
  • Disturbi del sonno.
  • Predisposizione familiare.
  • Depressione e ansia.
  • L’assunzione di alcuni farmaci.
  • Ipertensione e disturbi del ritmo cardiaco, sono spesso associati e non è chiaro come queste due cose siano correlate.

Nel caso di bruxismo “rumoroso” chi ci ascolta nel sonno è in grado di dire se dormendo, si produce “rumor di denti”. In questo caso si vede che i denti sono consumati. Nel caso di bruxismo “silenzioso”, invece,  il soggetto si sveglia alla mattina con una sensazione di denti superiori e inferiori che stringono molto, ma i denti non sono consumati.

In passato la spiegazione avveniva attraverso la teoria occlusale, secondo la quale il digrignamento serviva per eliminare i precontatti tra i denti. Osservando con attenzione alcuni pazienti, intuitivamente questa spiegazione risulta difficile da accettare. Questi denti di precontatti oramai non ne hanno più e tuttavia il soggetto continua a bruxare.

Ad oggi si ritiene che le cause del bruxismo siano multifattoriali. Tra i principali fattori chiamati in causa troviamo lo stress, che rappresenta una delle componenti più ricorrenti: situazioni di tensione emotiva o di pressione psicologica possono infatti portare inconsciamente a scaricare l’energia nervosa serrando i denti o bruxando. Anche tutte le cause ansiogene in generale — come ansia cronica, disturbi del sonno, traumi emotivi — giocano un ruolo importante nell’innesco del bruxismo. Inoltre, tra i fattori meccanici, si ritiene che anche un morso troppo verticale (ossia un’eccessiva altezza occlusale) possa favorire il disturbo, poiché altera la fisiologia del contatto tra le arcate, stimolando un’attività muscolare compensatoria involontaria.

Il bruxismo porta con sé anche una serie di complicanze legate a patologie che possono svilupparsi collateralmente e, più in generale, può concorrere a modificare la qualità della vita del paziente, essere associata a una serie di fattori di rischio e essere collegato ad altri problemi di salute nella popolazione generale.

Un recente studio scientifico ha dimostrato che, su un campione di 13057, con almeno 15 anni di età, che il fenomeno del bruxismo è facilmente associabile a: sindrome da apnea ostruttiva del sonno; russamento importante, alterazioni del sonno come ad esempio comportamenti violenti.

Inoltre lo studio ha dimostrato anche che questo genere di patologia si rileva più frequente in soggetti con moderata sonnolenza diurna, consumo di alcol, caffeina e tabacco, individui molto stressati, soggetti ad ansia e depressione o che presentano alterazioni elettroencefalografiche del complesso alfa, persone che avvertono una sensazione soggettiva di soffocamento, che soffrono di apnee e risvegli notturni , sonnolenza diurna, mal di testa al risveglio o, ancora, allucinazioni notturne spesso associate a paralisi.

Non solo, lo studio ha anche dimostrato che il bruxismo, nel momento stesso in cui si verifica il fenomeno, genera un sensibile aumento della pressione nel sangue, generando anche una particolare sintomatologia legata a dolore alla bocca e alla faccia e fisico, alterazione di alcune onde dell’elettroencefalogramma, sintomi vegetativi (ad esempio aumento della sudorazione, palpitazioni durante la notte e diminuzione della libido.

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La diagnosi del bruxismo non può più basarsi soltanto sull’osservazione dell’usura dentale o sui sintomi riferiti dal paziente.
Oggi disponiamo di strumenti che permettono una valutazione oggettiva, distinguendo ciò che prima era solo ipotizzabile.

Diagnosi strumentale: il ruolo del Dia-Bruxo

Il Dia-Bruxo è attualmente uno degli strumenti più utili per la diagnosi del bruxismo, perché permette di:

  • distinguere serramento e digrignamento, che hanno cause e prognosi diverse;
  • identificare quando avvengono gli episodi (bruxismo notturno, diurno o misto);
  • quantificare frequenza, intensità e durata degli attacchi;
  • collegare gli episodi a eventi o comportamenti della giornata, grazie all’integrazione con il diario clinico.

Questo significa che il medico non si affida più solo ai segni clinici (usura, fratture, dolore), ma ha dati reali che definiscono la diagnosi in modo preciso.
La valutazione clinica resta fondamentale, ma quando è guidata da queste informazioni diventa più affidabile, specifica e orientata al trattamento corretto.

Valutazione clinica e diario degli eventi

Oltre ai dati strumentali, il paziente compila un diario clinico che include:

  • attività quotidiane;
  • fattori di stress;
  • qualità del sonno;
  • eventuali assunzioni farmacologiche;
  • comparsa di dolore o tensione muscolare.

L’unione tra Dia-Bruxo + diario clinico + visita medica consente di individuare non solo che cosa succede, ma anche perché succede.
Questa integrazione è oggi il metodo più efficace per definire una prognosi reale.

Sintesi della prognosi

Grazie al Dia-Bruxo e alla diagnosi strumentale:

  • la prognosi è più precisa;
  • la terapia è più mirata;
  • è possibile monitorare nel tempo l’efficacia dei trattamenti;
  • si riducono errori e interpretazioni soggettive.

Il bruxismo non è più un disturbo “presunto”: oggi si misura, si quantifica e si tratta sulla base dei dati.

La gestione del bruxismo non può essere generalizzata: la scelta terapeutica dipende dal tipo di bruxismo, dalla sua intensità e dai dati forniti dallo strumento diagnostico.

1. Il bite: utile, ma non risolutivo

Il bite è tuttora uno strumento efficace per:

  • ridurre l’usura dentale;
  • proteggere le articolazioni;
  • diminuire i sintomi acuti (fastidi muscolari, tensioni, dolori mattutini).

È reversibile, non invasivo e generalmente ben tollerato.
Tuttavia non risolve la causa del bruxismo: limita i danni, ma lo stimolo parafunzionale continua.
In altre parole, il bite cura gli effetti, non la sorgente dello stimolo.

2. Tossina botulinica: agisce a monte del problema

La tossina botulinica, quando indicata, è una delle terapie più dirette per ridurre:

  • la forza dei muscoli masticatori;
  • la frequenza degli episodi;
  • la severità del serramento e del digrignamento.

A differenza del bite, il botulino agisce sulla causa fisiologica immediata: l’iperattività muscolare.
L’effetto dura in media 4–6 mesi, perciò sono necessarie somministrazioni periodiche.

È particolarmente utile quando:

  • il bite da solo non è sufficiente;
  • il bruxismo è molto violento;
  • i sintomi sono prevalentemente muscolari;
  • il paziente non vuole o non può portare dispositivi intraorali.

La tossina botulinica di tipo A viene utilizzata nel trattamento del bruxismo con l’obiettivo di ridurre l’iperattività dei muscoli masticatori. Il suo impiego è indicato soprattutto nei casi in cui il serramento o il digrignamento risultano particolarmente intensi, dolorosi o dannosi.

L’obiettivo clinico è ridurre la forza di contrazione involontaria, proteggendo denti, articolazioni temporo-mandibolari e riabilitazioni protesiche.

Come viene applicata

  • Iniezioni intramuscolari mirate, eseguite in regime ambulatoriale.

  • Utilizzo di aghi sottili e dosaggi calibrati in base alla massa muscolare, alla simmetria facciale e alla gravità del bruxismo.

  • La procedura è rapida (pochi minuti) e generalmente non richiede anestesia.

Gli studi clinici dimostrano che dosaggi corretti consentono una riduzione funzionale del muscolo senza comprometterne la funzione masticatoria di base.

Muscoli trattati

  • Masseteri: sono il bersaglio principale del trattamento e i principali responsabili della forza di serramento. La maggior parte degli studi clinici e delle revisioni si concentra su questi muscoli.

Meccanismo d’azione

La tossina botulinica inibisce temporaneamente il rilascio di acetilcolina a livello della giunzione neuromuscolare.
Questo comporta una riduzione controllata dell’attività del muscolo trattato.

Il risultato clinico è:

  • riduzione della contrazione muscolare involontaria;

  • diminuzione della forza di serramento e digrignamento;

  • attenuazione del dolore muscolare e della cefalea associata;

  • riduzione della progressione dell’usura dentale.

Studi polisonnografici e clinici hanno inoltre documentato una riduzione dell’attività muscolare e delle risposte neuro-vegetative associate agli episodi di bruxismo.

Tempi ed efficacia

  • Inizio dell’effetto: 7–10 giorni.

  • Massimo beneficio clinico: 3–4 settimane.

  • Durata dell’effetto: mediamente 4–6 mesi.

Al termine dell’effetto, il trattamento può essere ripetuto, valutando caso per caso indicazione, beneficio clinico e risposta individuale.

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Perché affidarsi al Centro Implantologico Tramonte

Il bruxismo è un disturbo complesso che richiede un’attenzione multidisciplinare. Nel Centro Implantologico Tramonte affrontiamo questo problema con tecnologia avanzata, un approccio personalizzato e una lunga esperienza clinica. Ogni paziente viene seguito con attenzione per ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita.

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Domande frequenti

Il bruxismo è una parafunzione, cioè un’attività non finalizzata a una funzione utile, come serramento o digrignamento dei denti.
Non ha una sola causa, ma nasce da una combinazione di fattori:

  • iperattività dei muscoli masticatori, spesso legata a stress o tensione emotiva;

  • alterazioni del sonno, con micro-risvegli frequenti;

  • abitudini diurne di serramento (clenching);

  • predisposizione individuale, malocclusione e variabili neuromuscolari.

Con strumenti moderni come il Dia-Bruxo, oggi è possibile capire se il bruxismo avviene di giorno o di notte e distinguere serramento e digrignamento, ottenendo una diagnosi oggettiva.

Essendo una parafunzione spesso inconscia, molte persone non si accorgono di farlo.
I segnali più comuni includono:

  • usura dei denti o fratture ricorrenti;

  • tensione o dolore ai muscoli della mandibola;

  • mal di testa mattutini;

  • fastidi all’articolazione temporo-mandibolare (ATM);

  • disturbi del sonno o rumori notturni riferiti dal partner;

  • dolori cervicali.

Oggi non si basa più tutto sui sintomi: il Dia-Bruxo permette di registrare la reale attività parafunzionale, distinguendo la natura del bruxismo e confermando la diagnosi con precisione.

Il bruxismo è una parafunzione complessa, e non esiste una terapia unica valida per tutti.
L’unica strada corretta per iniziare a “guarire” è sottoporsi a una visita diagnostica specifica, accompagnata dal monitoraggio con Dia-Bruxo, lo strumento che permette di:

  • distinguere serramento e digrignamento;

  • capire quando avviene (diurno o notturno);

  • misurare l’intensità e la frequenza degli episodi;

  • fornire una diagnosi oggettiva e non più basata solo su ipotesi o sintomi.

Il Dia-Bruxo non fa male, è totalmente non invasivo e rappresenta oggi il primo passo per impostare un trattamento corretto.

Una volta definita la diagnosi, il clinico può scegliere le opzioni terapeutiche più adatte al singolo caso, che possono includere:

  • tossina botulinica, per ridurre l’iperattività dei muscoli responsabili della parafunzione;

  • bite, per proteggere denti e articolazione dai danni meccanici;

  • valutazione ortodontica, se necessaria per correggere eventuali interferenze occlusali;

  • gestione dello stress e ottimizzazione dell’igiene del sonno.

Ogni caso è unico e richiede una scelta personalizzata: ciò che invece è universale è il punto di partenza.
Senza una diagnosi strumentale con Dia-Bruxo, non è possibile capire quale terapia sia davvero efficace.

Il bruxismo è una parafunzione cronica che, se non trattata, può provocare danni progressivi e spesso irreversibili.

I principali rischi sono:

  • Usura dentale accelerata: le cuspidi si consumano, i denti si accorciano, compaiono fratture dello smalto e sensibilità crescente.

  • Microfratture e fratture dei denti: in molti casi è necessario ricorrere a ricostruzioni o corone.

  • Danni alle articolazioni temporo-mandibolari (ATM): il sovraccarico continuo può causare dolore, click articolari, difficoltà nei movimenti mandibolari e degenerazione delle strutture articolari.
    Nei casi più avanzati, la progressiva usura dell’ATM può portare al bloccaggio dell’articolazione, in apertura o in chiusura, rendendo difficoltosa o impossibile la normale apertura della bocca.

  • Dolori muscolari e cefalee: la contrazione prolungata dei masseteri e dei muscoli temporali provoca dolori al volto, al collo e mal di testa.

  • Riduzione della qualità del sonno: il bruxismo notturno può frammentare il sonno e peggiorare la stanchezza quotidiana.

Intervenire precocemente evita complicazioni serie e permette di preservare denti, articolazioni e qualità di vita.

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