Rimozione protetta dell’amalgama dentale

L’amalgama, il famoso composto a base di mercurio usato dai dentisti per otturare le carie, è dannoso per la salute. Per questa ragione, nel Centro Implantologico Tramonte si è scelto di usare alternative più sicure e meno inquinanti per la salute della bocca dei loro pazienti e anche per la tutela dell’ambiente, ancor prima che i composti in amalgama venissero vietati.

Tuttavia ci sono milioni di persone in Italia che ne hanno una o addirittura più in bocca, con conseguenti seri rischi per la salute. La rimozione delle stesse, quindi, è un passaggio fondamentale, non solo deve essere fatta, ma deve anche avvenire in maniera protetta; questo per eliminare eventuali fonti di intossicazione da metalli pesanti, limitando così al massimo la possibilità di assorbimento da parte dell’organismo.

Si tratta di un’operazione necessaria perché i metalli pesanti, quando entrano nel corpo, non solo ci rimangono ma si depositano: il mercurio, legandosi facilmente con i gruppi solfidrici delle proteine, potrebbe intaccare o danneggiare organi bersaglio come il cervello, i reni, il fegato, le ghiandole (surrenali, tiroide, prostata, pineale, ecc.).

Cos’è l’amalgama dentale?

L‘amalgama dentaria è composta da mercurio, argento, stagno, rame e zinco. Un’otturazione in amalgama contiene mediamente 440 mg di mercurio e può rilasciare ogni giorno parte di questo mercurio per fenomeni di abrasione (durante la masticazione), corrosione e disgregazione elettrolitica all’interno della cavità orale, nonché sotto forma di vapori.

I sali dei cibi, le acque gassate, gli acidi alimentari incrementano ulteriormente la disgregazione dell’amalgama. Il mercurio rilasciato può depositarsi nei tessuti cellulari oppure essere eliminato con urine e feci, inquinando l’ambiente. Il mercurio è stato associato a tossicità cellulare, neurotossicità (malattie neurodegenerative), immunotossicità, danni endocrini, rischi per la fertilità e lo sviluppo embrionale.

In Svezia, Danimarca e Norvegia l’uso dell’amalgama è bandito. In Italia è solo controindicato per donne incinte e bambini.

Effettuare una rimozione non protetta mette in serio pericolo la salute del paziente, del dentista e dell’assistente. Gli amalgami vanno rimossi in protocollo protetto. In alternativa si possono usare materiali estetici bicomponenti o fotopolimeri, meno tossici e di maggiore impatto estetico. Una soluzione premium è rappresentata dagli intarsi in ceramica, atossici e altamente estetici.

La rimozione per fresaggio dell’amalgama con trapano fino al consumo totale è un metodo non sicuro. In questo modo, parte del materiale rimosso può essere ingerito dal paziente o disperso nell’ambiente, causando esposizione al mercurio. È essenziale scegliere un protocollo protetto.

La rimozione dell’amalgama è consigliata sia per necessità odontoiatriche (otturazioni fratturate, infiltrazioni, trattamenti canalari) sia per necessità cliniche generali, come allergie, intolleranze o intossicazioni da metalli. È utile anche in chi è consapevole dei rischi legati alla sua presenza e desidera migliorare l’estetica del sorriso.

Scopri il nostro protocollo per la rimozione protetta dell’amalgama

Le otturazioni in amalgama, quando sono di dimensioni medio-grandi, possono rappresentare un rischio strutturale sottovalutato. Non è un aspetto “medico” in senso stretto, ma puramente meccanico: riguarda la stabilità del dente nel tempo.

L’amalgama, a differenza dei materiali adesivi moderni, non aderisce al dente. Per farla rimanere in sede era necessario preparare la cavità con un principio a “tappo”: si creava un incavo con sottosquadri in modo che il materiale, una volta indurito, non potesse fuoriuscire. Era un metodo efficace, ma comportava un prezzo biologico: per ottenere la ritenzione, bisognava rimuovere più dente sano.

Il problema nasce proprio qui. Un dente è un elemento molto resistente, ma la bocca è una macchina che scarica forze elevate, migliaia di volte al giorno. Quando gran parte della sua struttura viene sostituita da un’otturazione non adesiva, restano pareti più sottili, meno elastiche e più fragili. Nel tempo, queste pareti possono iniziare a flettersi sotto il carico masticatorio fino a cedere.

Il rischio è che il dente si fratturi. A volte la frattura è solo coronale (la parte superiore): in questi casi il dente può essere recuperato, valutando caso per caso se ricostruirlo con una nuova otturazione o ricoprirlo con una corona, che abbraccia il dente e ridistribuisce le forze in modo uniforme. In altre situazioni, quando la fessura è più profonda o verticale, il dente può diventare irrecuperabile, dovendo procedere ad un trattamento riabilitativo in base al caso clinico.

Perché affidarsi al Centro Implantologico Tramonte

Nel Centro Implantologico Tramonte la rimozione dell’amalgama viene eseguita seguendo rigorosi protocolli protetti, tutelando il paziente e l’ambiente. L’esperienza maturata nel campo dell’implantologia e della chirurgia orale ci permette di offrire trattamenti sicuri, personalizzati e all’avanguardia.

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Domande frequenti

L’amalgama è un materiale storicamente molto resistente, ma presenta limiti strutturali che oggi conosciamo bene. Non aderisce al dente: per farla rimanere in sede era necessario creare una cavità con sottosquadri, rimuovendo più dente sano. Questo tipo di preparazione lascia, nel tempo, pareti più sottili e meno elastiche, che devono sopportare forze masticatorie elevate.

La differenza di elasticità tra amalgama e tessuto dentale naturale può favorire micro-movimenti e microfratture nelle pareti residue. Con gli anni può comparire anche infiltrazione marginale: come tutte le otturazioni datate, l’amalgama può perdere la sua sigillatura e permettere l’ingresso di batteri o pigmenti.

Quando l’otturazione è molto estesa, il rischio maggiore non è la tossicità, ma la frattura del dente. Se la frattura è coronale, spesso si può recuperare il dente coprendolo con una corona; se è verticale e profonda, il dente può diventare irrecuperabile.

L’amalgama non è vietata, ma è regolamentata con crescenti restrizioni. Il Regolamento UE 2017/852 sul mercurio ne ha limitato l’uso in bambini sotto i 15 anni, donne incinte, donne che allattano e in pazienti con particolari patologie renali.
L’obiettivo non è clinico, ma ambientale: ridurre la dispersione globale di mercurio, riconosciuto come inquinante persistente.

La Commissione Europea ha inoltre proposto ulteriori restrizioni che portano verso una eliminazione graduale quasi totale dell’amalgama nei prossimi anni, sempre per ragioni ambientali.
Clinicamente, invece, non esistono divieti generali: la scelta spetta al dentista in base alle condizioni del paziente e alla disponibilità di alternative più moderne.

Sì, ma molto meno rispetto al passato. In molti studi dentistici europei l’amalgama è stata quasi completamente sostituita dai materiali adesivi moderni (compositi e ceramiche), che richiedono meno rimozione di dente sano e garantiscono un risultato più estetico e biologicamente conservativo.

Tuttavia, l’amalgama è ancora utilizzata in alcune situazioni specifiche, come trattamenti temporanei o casi in cui l’isolamento del campo operatorio è difficile e i materiali adesivi non avrebbero prestazioni affidabili. In alcuni Paesi extra-UE viene preferita per la sua robustezza e per il costo contenuto.

Nella pratica clinica moderna, però, la tendenza è netta: progressiva sostituzione dell’amalgama a favore di materiali più biocompatibili, adesivi e conservativi.

L’amalgama dentale contiene mercurio in forma legata e stabile e, nel tempo, può rilasciare piccole quantità di particelle e vapori a causa della masticazione, dell’abrasione o del bruxismo. Questo rilascio è un fatto riconosciuto da tutta la comunità scientifica internazionale.

Le principali istituzioni sanitarie (OMS, FDA, ADA, FDI, SCENIHR) concordano su due punti fondamentali:

  1. Il rilascio di mercurio esiste.

  2. Le quantità rilasciate sono generalmente inferiori ai livelli considerati dannosi per la popolazione sana.

Secondo l’OMS, l’esposizione tipica dei pazienti con amalgama è al di sotto delle soglie associate a effetti avversi documentati. La FDA afferma che, per la maggior parte degli adulti e dei bambini sopra i 6 anni, non esistono evidenze di danni clinici. ADA e FDI confermano che i livelli di esposizione sono troppo bassi per rappresentare un rischio rilevante. Il comitato scientifico europeo SCENIHR giunge alle stesse conclusioni, pur raccomandando prudenza nei gruppi vulnerabili (bambini piccoli, donne in gravidanza, pazienti con particolari patologie renali).

Detto questo, un dato rimane oggettivo: il mercurio resta mercurio. Anche se la sua forma nell’amalgama è stabile e il rilascio è minimo, non è comunque un materiale completamente inerte. Per questo motivo, masticando per anni, una quantità ridotta di particelle può essere ingerita, mentre una minima parte di vapori può essere inalata.

La tendenza moderna ad abbandonare l’amalgama non deriva da un pericolo tossicologico acuto, ma da tre considerazioni concrete:

  • l’impatto ambientale del mercurio (motivo principale delle regolamentazioni europee);

  • la disponibilità di materiali adesivi moderni, più estetici e più biocompatibili;

  • il limite meccanico dell’amalgama, che può aumentare il rischio di frattura nei denti molto ricostruiti.

In sintesi: l’amalgama non è considerata tossica per la popolazione generale, ma non è neppure un materiale privo di criticità. La rimozione, quando indicata, deve essere eseguita con tecnica protetta per evitare dispersione di particelle e garantire la massima sicurezza al paziente.

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