Rischi, dolore, igiene e alimentazione dopo Impianto Dentale

Mettere un impianto a carico immediato nell’osso non è qualcosa che può essere inquadrato in uno schema predefinito. È qualcosa che va pensato, analizzato, valutato, considerando tutti i dati a disposizione: qualità dell’osso, sue dimensioni, sito, funzione, carichi previsti e carichi ipotizzabili, inclinazioni possibili in relazione ai dati precedenti. Noi possiamo progettare ogni volta la struttura più corretta e adeguata e poi ricoprirla di bellezza garantendo la funzione e la durata. Noi siamo gli  architetti del sorriso e gli ingegneri della masticazione: progettiamo strutture uniche e creiamo opere d’arte. Tra le tante, tantissime domande che i pazienti fanno in sede di prima visita, quesiti costruiti in relazione anche alle singole situazioni cliniche, c’è quella relativa all’efficacia e alla tenuta degli impianti in relazione ad ogni singola situazione clinica e, in particolar modo, alla possibile insufficienza dell’osso presente in bocca.

Quali sono i rischi legati all’inserimento di un impianto dentale?

Sono davvero molto pochi i rischi a cui si va incontro quando si affronta un intervento di chirurgia implantare. Fondamentale è certamente fotografare la situazione, eseguire una prima visita accurata, sottoporre il paziente ad un esame anamnestico minuzioso per valutare lo stato complessivo di salute del paziente e considerare, laddove ce ne fosse necessità, il quadro clinico e le eventuali patologie pregresse o in atto del paziente stesso. L’implantologia italiana, la cui metodologia è la più utilizzata nei Centri Tramonte, è una tecnica molto versatile, dalla grandissima adattabilità, tanto da poter essere praticata anche su pazienti che presentano delle patologie come cardiopatie, diabete e altre. 

Sottoporsi ad un intervento di chirurgia implantare è doloroso?

No. Anche la paura del dolore, il timore di soffrire è uno dei focus su cui si concentrano le perplessità dei pazienti, interrogativi che possono essere decisivi sulla scelta, o meno, di eseguire l’intervento.  Fortunatamente, la risposta al quesito è negativa. Le moderne tecniche impiegate permettono infatti di risolvere la maggior parte dei casi in maniera minimamente invasiva, senza tagli sulla gengiva, senza punti di sutura, senza dolore, senza sanguinamento e con tempi di ripresa enormemente inferiori rispetto al passato. Quando parliamo di implantologia mininvasiva e atraumatica  intendiamo infatti un’implantologia che fa ricorso al bisturi il meno possibile, nel minor numero di casi possibili, e cerchi quanto più possibile di evitarlo. Ci saranno casi in cui sarà inevitabile tagliare per le condizioni difficili del sito, ma questa implantologia cercherà, dovendolo fare, di farlo comunque nel modo più limitato e rispettoso possibile. E’ quella di scuola italiana una metodologia chirurgica che evita le grosse ricostruzioni ossee grazie a impianti e a tecniche  che consentono terapie molto personalizzate e in grado di sfruttare al meglio il poco osso che al paziente rimane. Si tratta dunque di una tecnica particolarmente indicata per quei pazienti che rifiutano per vari motivi interventi chirurgici importanti: pazienti ansiosi, impressionabili, pazienti reduci da grandi interventi chirurgici, pazienti  con malattie generali che impediscono la chirurgia o, più in generale, pazienti che, pur non avendo particolari problematiche nell’affrontare la poltrona odontoiatrica, preferiscono comunque, ove possibile, evitare la chirurgia ed avvicinarsi così a tecniche  che  prediligono la mininvasività.

Come si puliscono gli impianti dentali?

La buona riuscita di un intervento di chirurgia implantare non è garantita solo dal mero intervento, ma anche e soprattutto dalla buona salute dei tessuti perimplantari, il che è direttamente proporzionale alla cura e alla dedizione con cui ciascun paziente si preoccupa di pulire e mantenere in buono stato la propria bocca. Per garantire una pulizia accurata dell’impianto dentale e delle aree della bocca più difficili da raggiungere, è pertanto consigliabile utilizzare uno spazzolino preferibilmente con setole naturali medio o duro, sicuramente MAI morbido; scegliere un dentifricio che non sia abrasivo e un collutorio specifico; usare sempre lo scovolino interdentale. Bisogna prestare attenzione a scegliere il giusto diametro per non irritare le gengive.

Come si mantiene in salute l’impianto dentale?

Non solo una pulizia profonda, attenta e continuativa svolta tra le proprie mura domestiche, ma anche regolari e frequenti pulizie professionali. Per garantire lunga vita agli impianti, è infatti importante e necessario sottoporsi almeno ogni anno a una visita odontoiatrica di controllo e ogni 6 mesi alla

pulizia dentale professionale per monitorare la placca batterica e prevenire i processi di infiammazione dei tessuti perimplantari, sarà poi il dottore in igiene dentale a stabilire per ogni singolo caso la cadenza delle sedute di igiene. In questo contesto, anche l’alimentazione gioca la sua parte:  il medico consiglia infatti di prediligere una dieta povera di zuccheri, di evitare il fumo perché i fumatori possono più facilmente sviluppare infezioni dopo l’intervento e sono più esposti a malattie parodontali e alle perimplantiti.

Quali sono i rischi di una cattiva igiene orale?

Se il paziente non segue una corretta igiene orale o non esegue regolari visite di controllo e pulizie professionali dal suo medico di fiducia, può andare incontro a infiammazioni che causano dolore, gonfioreed il sanguinamento delle gengive. Nei casi più gravi, si può incappare in vere e proprie forme di perimplantite, ovvero alla formazione di tasche intorno agli impianti che possono compromettere e anche danneggiare seriamente l’osso. La perimplantite ha origine se si trascura la pulizia dei denti o non si interviene subito perché la placca diventa sempre più dura fino a trasformarsi in tartaro. In questo caso, col passare del tempo, l’osso intorno all’ impianto si ritira e l’impianto stesso perde il suo attacco.

Dottore, cosa si può mangiare dopo un impianto dentale?

Tra le varie curiosità in merito agli impianti dentali, questa è una delle domande più frequenti. Non solo quindi le caratteristiche dell’intervento, gli eventuali rischi e il decorso dal punto di vista clinico, ma la richiesta riguarda anche dubbi e delucidazioni sul tema dell’alimentazione, vista la strettissima correlazione esistente tra la salute della bocca, la sua funzionalità masticatoria, specie dopo un intervento dentale, e il cibo. Innanzitutto è importante sottolineare che, quando si tratta di sottoporsi ad un intervento di implantologia dentale, il decorso post operatorio è vitale, e una corretta pianificazione alimentare, in questa fase, è una garanzia di successo. Questo perché la situazione nel dopo intervento è molto delicata: sensibilità dentale, talvolta gonfiore, trauma dei tessuti,  limitata capacità di masticare e sintomi dolorosi sono all’ordine del giorno. Preoccupazioni principali restano infatti la volontà di non danneggiare i provvisori appena inseriti, strappare i punti di sutura, traumatizzare l’osso in via di guarigione. Come tutti gli interventi, anche quelli di implantologia, prevedono fasi pre e post operatorie, ognuna con uno proprio iter e, quindi, con diverse specifiche indicazioni. Per quanto riguarda i giorni precedenti all’intervento, le raccomandazioni mediche puntano sulla possibilità di aumentare il consumo di cibi leggeri, soprattutto quando si avvicina l’appuntamento dal dentista, e sono severamente vietati gli alcolici. A intervento avvenuto e provvisori fissati agli impianti inseriti , il consiglio è quello di mangiare cibi morbidi, non acidi, non caldi e non piccanti, ma tuttavia il più nutrienti possibile, cercando di evitare tutto ciò che può incastrarsi tra i denti o alla loro base, tutti gli alimenti da sgranocchiare, da strappare, con consistenza molle, collosa, fibrosa o duri alla masticazione. Consigliate invece le verdure bollite e poi raffreddate, molto adatte ad un post operatorio, il pesce bollito e gli alimenti vegetali ricchi di proteine o la carne trita.

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