Tramonte: “Lasciate vivere ai bambini un’estate normale”

1 Giugno 2020

I bambini hanno bisogno di normalità. La normalità per i bambini è andare a scuola, giocare coi compagni, correre, divertirsi lasciare le preoccupazioni ai grandi. In realtà tutti hanno bisogno di normalità ma per i bambini la normalità è fondamentale perché non hanno certezze e l’incertezza genera paura e la paura genera stress e lo stress genera ansia in un circuito vizioso che sposta gli assi di equilibri non ancora costituiti e che possono essere pericolosamente deviati sul nascere e dunque stabilizzarsi in devianza. Dunque, per i bambini la cosa fondamentale è uscire dall’emergenza e organizzare l’esperienza. Per fare questo hanno bisogno di rassicurazioni e rassicurante normalità. Le rassicurazioni vengono dalla verità e la normalità dalla ripresa della loro vita consueta, delle loro abitudini. Il pericolo della COVID19 per i bambini non è la polmonite, che non prendono, ma sospensione della vita e il senso della sua perdita. Ora che l’emergenza è passata, io credo che ci siano due problemi la cui risoluzione è imperativa ed urgente: la crisi economica e il ritorno alla normalità dei bambini. Perché i bambini possano tornare alla normalità si debbono dare due condizioni: la loro resistenza al virus, cosa ormai dimostrata, e il ruolo che possono avere nella diffusione del virus che, benché non pericoloso per loro, è certamente pericoloso per gli adulti e ancor di più gli anziani con cui, inevitabilmente, vengono in contatto e che rappresentano, per certo, la normalità relazionale del bambino: genitori, zii, nonni, maestri ecc. Su questo argomento vitale Jonas F Ludvigsson ha pubblicato recentemente su Acta Paediatrica una revisione sistematica della letteratura (più di 500 articoli e lettere scientifiche pubblicati) che esamina gli aspetti della trasmissione COVID-19 dai bambini. Una revisione della letteratura è l’analisi di tutti gli articoli scientifici pubblicati. I risultati di questa revisione sono questi: i bambini tendono ad avere una malattia più lieve rispetto agli adulti, spesso nessun sintomo e raramente il contagio parte dai bambini, cosa che si spiega con la bassa carica virale che portano poiché no sviluppano malattia o la sviluppano in forma lievissima. Esiste ora un’ampia letteratura anche sulla trasmissione domestica, che ha mostrato che la possibilità di trasmissione dai bambini agli adulti è molto ridotta. Uno studio di Choi et al, pubblicato online il 6 aprile 2020, considera tutta la letteratura esistente sull’argomento e risulta che non ci sono casi di trasmissione da bambino a bambino o da bambino ad adulto. I rari casi in cui parrebbe esistere l’evento contagio da bambino ad adulto sembra spiegarsi con un periodo di incubazione minore nei bambini. Alla data del 12 maggio non ci sono notizie di focolai di COVID-19 nelle scuole svedesi (Anders Tegnell, epidemiologo statale, Svezia, 12 maggio 2020). Tutta questa evidenza supporta l’ipotesi che anche se ci sono bambini asintomatici che frequentano le scuole, è improbabile che diffondano il contagio.

Jonas F Ludvigsson conclude che sembra improbabile che l’apertura delle scuole e degli asili possa portare ad un incremento significativo della mortalità. Anche Kevin Drum su Mother Jones in un articolo pubblicato il 23 maggio, pochi giorni fa, mette in discussione l’efficacia della chiusura delle scuole nel ridurre la mortalità da Covid-19. Non starò a citarvi tutti gli altri articoli e dati scientifici sull’argomento, perché sono veramente tanti e perché lo spazio che l’editore mi riserva è veramente ridotto, ma un’evidenza scientifica esiste: i bambini esprimono in forma molto ridotta il recettore ACE2 che è quello che il virus utilizza per penetrare nella cellula e scatenare la malattia, per questo i bambini sarebbero resistenti all’infezione, alla malattia e meno capaci di veicolare il contagio. Dunque le scuole si potrebbero riaprire, pur non dimenticando di insegnare ed utilizzare salutari pratiche igieniche e preventive, eccettuata la mascherina, per evitare che le scuole divengano nodi di trasmissione. Quanto detto per la scuola vale, e a maggior ragione, per tutte le attività estive, il gioco all’aperto, le vacanze e via elencando. Io non ho il potere d’influire, ne posso prevedere che si deciderà al riguardo, ma so che i bambini sono il bene supremo di una società, possiamo perdere soldi ma non possiamo perdere la salute psichica dei nostri bambini quindi mi auguro che si decida per il meglio di riaprire tutte le loro attività il prima possibile. Le evidenze dei danni collaterali della mancanza di queste attività si stanno accumulando: ritardo educativo, manifestazioni di disagio psicologico non sempre reversibili. Il rischio di compromissione di aspetti cognitivi, emotivi e relazionali conseguenti alla prolungata chiusura delle scuole e all’impedimento delle normali attività estive ludiche è molto alto e mi auguro che, almeno in questa circostanza, gli “esperti” facciano davvero gli esperti e il governo prenda le decisioni giuste ma esorto i genitori, pur nel rispetto delle leggi, a non rendere più dura la condizione dei loro bambini per una paura che non ha molte ragioni di esistere ma ne ha tante per non esistere”.

Prof. Silvano U. Tramonte

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